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A review by la_cantina_dei_libri_0
Via dalla pazza folla by Thomas Hardy
3.0
Thomas Hardy ha la capacità innata di farmi innamorare delle descrizioni dei paesaggi, ma di farmi perdere la pazienza con i suoi personaggi, soprattutto quando parla di donne.
Bathsheba Everdene deve gestire la fattoria che ha ereditato dallo zio. È una donna che non guarda in faccia niente e nessuno, agisce come meglio crede e anche se le dicerie la vorrebbero bloccare, lei prosegue la sua vita a testa alta. L'autore la descrive come libera, affascinante e appassionata, ma la percezione è più quella di una ragazza un po' viziata e prepotente (ok, lo ammetto, in alcune parti non l'ho proprio sopportata).
Come se non bastasse, la giovane attira anche l'attenzione di ben tre uomini, che subito la vogliono sposare e avere con sé.
Grabriel Oak, William Boldwood e Francis Troy sono rispettivamente un pastore, un fattore e un soldato. Appartenenti a diverse classi sociali, aventi diverso carattere e temperamento, faranno di tutto per attirare l'attenzione della giovane donna verso di sé - chi più chi meno e non mancano le rivelazioni shock.
Con un finale un po' frettoloso e abbastanza intuibile, Hardy porta in scena una storia ricca di vicissitudini amorose e sentimentali senza tralasciare il contesto storico di una campagna inglese di metà Ottocento.
Pensiero personale: carino, avevo dei ricordi sbiaditi del film visto anni fa, ma personalmente non mi ha colpita tanto. Ci sono parti in cui le digressioni sono portate avanti solo per allungare il brodo, riconoscendo però che alcuni dialoghi - soprattutto tra Bathesha e Gabriel - hanno portato un po' di frizzante in una narrazione pressoché statica, ma i pochi colpi di scena delle varie rivelazioni sono stati ben calcolati.
Contenta di aver recuperato anche questo classico, ma Hardy...io e te dobbiamo discutere su come descrivi le donne. Avrei giusto due cose da suggerirti...
Bathsheba Everdene deve gestire la fattoria che ha ereditato dallo zio. È una donna che non guarda in faccia niente e nessuno, agisce come meglio crede e anche se le dicerie la vorrebbero bloccare, lei prosegue la sua vita a testa alta. L'autore la descrive come libera, affascinante e appassionata, ma la percezione è più quella di una ragazza un po' viziata e prepotente (ok, lo ammetto, in alcune parti non l'ho proprio sopportata).
Come se non bastasse, la giovane attira anche l'attenzione di ben tre uomini, che subito la vogliono sposare e avere con sé.
Grabriel Oak, William Boldwood e Francis Troy sono rispettivamente un pastore, un fattore e un soldato. Appartenenti a diverse classi sociali, aventi diverso carattere e temperamento, faranno di tutto per attirare l'attenzione della giovane donna verso di sé - chi più chi meno e non mancano le rivelazioni shock.
Con un finale un po' frettoloso e abbastanza intuibile, Hardy porta in scena una storia ricca di vicissitudini amorose e sentimentali senza tralasciare il contesto storico di una campagna inglese di metà Ottocento.
Pensiero personale: carino, avevo dei ricordi sbiaditi del film visto anni fa, ma personalmente non mi ha colpita tanto. Ci sono parti in cui le digressioni sono portate avanti solo per allungare il brodo, riconoscendo però che alcuni dialoghi - soprattutto tra Bathesha e Gabriel - hanno portato un po' di frizzante in una narrazione pressoché statica, ma i pochi colpi di scena delle varie rivelazioni sono stati ben calcolati.
Contenta di aver recuperato anche questo classico, ma Hardy...io e te dobbiamo discutere su come descrivi le donne. Avrei giusto due cose da suggerirti...